Il Varco intervista DissensoCognitivo

Comments (3) Incontri, Interviste

Abbiamo conosciuto ed intervistato via web DissensoCognitivo, un writer che ci ha accompagnato in una passeggiata interessante attraverso la street-art e la sua personale interpretazione di questa ormai affermata corrente artistica. Un itinerario attraverso scenari futuristici ed innovazioni di linguaggio, raccontato attraverso una serie di opere che il writer ha lasciato disegnare alla ruggine. A cura di Antonio Merola e Andrea Gatopoulos. 1606920_638071276254410_1031760267_n 0 Chi sei? Con chi stiamo parlando? Dove nasce artisticamente DissensoCognitivo? Introduci in breve la tua arte. 0 – DissensoCognitivo è un progetto di streetart nato a Ravenna, qualche tempo fa, con l’intento di immaginare il futuro. In origine prevedeva il coinvolgimento di più persone in diversi ambiti artistici (musica, fumetto, pittura e scrittura), poi si è indirizzato solo sull’arte visiva, passando attraverso ripensamenti, abbandoni. Oggi si può dire che il D – C è un collettivo atipico, formato da una persona o forse anche meno. 10156009_693316730729864_642359330356610061_n 1 – Storicamente il writing è una delle quattro discipline, assieme al Breaking, al Mcing e al Djing che formano la cultura hip hop. Quanto ti senti legato a questa cultura? E quanto, da ragazzo, questa cultura ti ha influenzato nell’ avvicinarti al writing? 1- L’hip hop gode di buona salute qui, con gruppi rap underground e ottimi breakers. Nell’ ambiente ci sono anche realtà come il Cisim, con cui ho avuto modo di collaborare per laboratori e progetti culturali. Da giovane ho sempre guardato con ammirazione chi writava alle jam ma, dopo qualche prova, ho capito che il lettering e gli spray non facevano per me, quindi ho iniziato, con vernici e pennelli, a coltivare un immaginario più personale. 923480_660096380718566_1327110085_n 2. Quanto ti senti

legato all’arte delle tags? Osservando la tua arte, si nota subito che ti concentri soprattutto sull’ ambito pittorico. E’ stata una scelta quella di “abbandonare” la semplice tag, per dedicarti a disegni più complessi? Ritieni che la tag possa essere definita arte, al pari dei tuoi disegni? 2- Non sono molto legato alle tags, a parte qualche prova primordiale. Mi piacciono le calligrafie appuntite e veloci, e quelle colanti fatte con marker auto-costruiti. Sono contrario alle firme su edifici storici, marmi antichi, monumenti. Le considero una pratica minore e non sempre valida dal punto di vista estetico (che non è comunque il fine delle tag), ma non mi sento di condannarle completamente, perché hanno un collegamento forte alla storia iniziale dei graffiti. 1959453_660553200672884_1736915698_n 3. Sul tuo profilo, rispondendo ad un tuo ” fan “, che ti chiede di spiegargli il significato delle tue opere, rispondi: “Ricercare significati nell’arte contemporanea può rivelarsi davvero controproducente. A volte le opere non chiedono altro che essere guardate con occhi spalancati nel vuoto siderale, mentre il significato è qualcosa di sfuggente e spesso forzato, aggiunto a posteriori. I nostri lavori in questa e altre città, esplorano un immaginario SF/Ecologico per suscitare delle immagini di un futuro prossimo in cui la vita che conosciamo si è estinta e nuove forme (in-organiche e ibride) popolano un mondo desolato. In questo tempo lontano, l’umanità è sparita lasciandosi dietro gli errori, l’inquinamento e la devastazione che conosciamo fin troppo bene. Al di là dei significati, qual è il motivo che ti spingeva, da ragazzo, ad uscire di notte con una bomboletta spray in mano? Adesso invece dove è diretta la tua ricerca artistica? 3- La motivazione è la stessa che fa muovere l’Arte: rendere visibile una cosa immanente, cioè un pensiero, un’immagine che satura il cervello. Per la streetart in particolare, questo comporta innamorarsi di un muro, buttare dei colori in uno zaino e dipingere senza farsi beccare. La ricerca che sto seguendo ora ha come obiettivo primario un miglioramento continuo come artista, senza invischiarmi troppo in uno stile riconoscibile, senza pormi limiti tra figurativo o astratto per passare con disinvoltura dall’uno all’altro. Sono in contatto con altri artisti e abbiamo in programma combo e trasferte per l’anno prossimo. Vorrei avere anche più tempo per disegnare su carta! 4. Il codice penale italiano risponde così all’arte di strada : Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103. Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro. Nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro. Nei casi previsti dal secondo comma si procede d’ufficio. Pensi che si stiano creando i presupposti per ufficializzare il writing come arte, o credi che rimarrà ancora per molto tempo un tipo di arte legato al mondo underground e considerato da molti ” spazzatura ” o ” reato ” ? 4- Negli ultimi dieci anni, in Italia, la streetart ha intrapreso un percorso di ufficialità e accettazione che l’ha portata all’attenzione di critici, musei, brand e media. Internet l’ha diffusa ulteriormente sui social network e al grande pubblico, è finita perfino sui libri di Storia dell’Arte! Tutto bene fin qui, è un processo che prima o poi coinvolge tutte le avanguardie, e ha reso possibile lavorare attraverso commissioni o festival. La cosa bella, però, è che parallelamente agli artisti ormai affermati a livello di rockstar, c’è un fermento di artisti “sotterranei” che continua a lavorare in strada spontaneamente con grande impegno. Inoltre, il fatto che molte persone la considerino arte spazzatura, il dibattito aperto tra legalità e illegalità, tra autoproduzione e gallerie, sono prove che la streetart è una corrente viva e con ancora molte possibilità da esplorare. Screen Shot 2014-07-23 at 15.24.23 5. Cosa provi quando una tua opera viene cancellata, rimpiazzata da un cartellone pubblicitario o semplicemente ridipinta? La cancellazione dell’opera, il suo cristallizzarsi fuori dal tempo, il rimanere soltanto una traccia nella memoria dell’artista e di chi ne ha fatto esperienza, è parte del processo artistico di questo nuovo linguaggio dell’arte o rimane indiscutibilmente un elemento indesiderato dell’evoluzione di un graffito? 5- Con gli smartphone la memoria collettiva si è molto ampliata, le foto rimangono in giro più a lungo dei disegni! La cancellazione di alcuni pezzi, soprattutto quelli per cui hai sudato e faticato, è un brutto colpo, ma ci si fa l’abitudine. Quando si dipinge in strada bisogna mettere in conto che l’opera ha una vita limitata: potranno essere anni o dieci minuti se il muro è molto frequentato, ma il suo destino è quello di distruggersi o di degradarsi. Credo che per l’artista sia una bella lezione di umiltà, e per lo spettatore sia un invito a osservare con più attenzione e apprezzare il rischio e lo sforzo di fare questo tipo di arte. I disegni del D – C sui cartelloni pubblicitari arrugginiti hanno una durata random: alcuni billboards rimangono abbandonati per anni, altri hanno delle affissioni più frequenti e selvagge. L’opera, però, è ormai parte del metallo, e anche se sepolta sotto i manifesti di qualche ipermercato, tornerà ad apparire appena la carta si sfalderà…   10447108_715697981825072_4877953817532610794_n

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3 Responses to Il Varco intervista DissensoCognitivo

  1. me stesso scrive:

    meritevole, il D C è una bella realtà. però ignoranza nel uso del termine writer, non puoi chiamare lui così, e non puoi dire arte del writing, sena contare che lui te lo ha detto immediatamente e l’intervistatore continua a usarlo sbagliando. amen

    • Andrea Gatopoulos scrive:

      Grazie che continua a sbagliare, le domande sono state inviate tutte assieme. Amen cosa? Patetico il tuo commentare, con nomi diversi, tutti i recenti articoli nascondendoti dietro l’anonimato. Un gesto meschino, tutto italiano e pieno di energie negative…

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