Trasparenze – uno spettacolo di Nika Perrone

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Un carcere di massima sicurezza. Due secondini. Una suora. Una cella. Quattro personaggi e le loro colpe; il lato umano più oscuro e inquietante viene messo a nudo in una situazione di convivialità e calma apparente- un’immagine in cui non è difficile trovare chiari riferimenti al momento storico che stiamo vivendo.

Di esperimenti teatrali, per fortuna o purtroppo, ce ne sono parecchi. Questo diretto da Nika Perrone – suo esordio alla regia – è un microcosmo onirico che svaga quasi come “l’ottico” di De André, ma procediamo con ordine: prima nota particolarmente interessante –e funzionale?- è la sostituzione del palcoscenico con un normalissimo pavimento in terracotta, scelta – o costrizione – deliziosa, che trasforma il silenzio teatrale da coinvolgente a insensibile; la fase di scrittura è curatissima ed i momenti comici riescono a perfezione, nonostante le imperfezioni – le uniche della performance – vengano dalla non troppa dovizia degli attori – strano mondo quello degli attori, si sa -; ultima nota, ma non per importanza, l’accuratezza del light design curato da Erica Paccara, che mantiene le volontà –e voluttà – della giovane regista con un’osmosi collaborativa degna di un Bigazzi/Sorrentino.

Nei momenti in cui i recitanti escono dallo spazio scenico, lo spettatore attento può notare come lo spazio stesso venga riempito fino all’implosione, studio del movimento che fa venire i brividi (il riferimento è a Christian Laiontini). Alla fine traspare, ineluttabile, la libertà – come non la conosciamo-, la libertà delineata – posata su un piatto d’argento impolverato – come l’inconoscibile dell’esistenza.

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