Le parole sono importanti: significato di Enfiteusi

Commenti disabilitati su Le parole sono importanti: significato di Enfiteusi Le parole sono importanti

Uno dei settori linguistici più ricchi e fantasiosi è indubbiamente quello associato al diritto. Oggi vi spieghiamo il significato di Enfiteusi.

L’enfiteusi, da un punto di vista tecnico, costituisce un esempio di diritto reale di godimento su fondo di proprietà altrui, sia urbano che rustico. Nello specifico, il diritto reale di godimento è ciò che dà potere assoluto e immediato su una certa cosa; non a caso il diritto reale di godimento fondamentale è il diritto di proprietà, cioè la facoltà che il singolo o la comunità hanno di disporre dei propri beni in modo pieno ed esclusivo. Il diritto di proprietà è affiancato da altre due categorie di diritti reali di godimento, i cosiddetti diritti reali minori: si parla dunque di diritti reali di godimento su proprietà altrui (l’enfiteusi ne è un chiaro esempio), che caratterizzano i beni appartenenti a soggetti giuridici diversificati, e i diritti di garanzia, come ipoteca o pegno, il cui scopo è garantire la restituzione di un certo credito vincolando quest’ultimo a un preciso bene.

Da un punto di vista pratico, l’enfiteusi funziona in questo modo: Tizio (direttario o concedente) è proprietario di un pezzo di terra; decide di darlo in enfiteusi a Caio (enfiteuta); Caio ha sul pezzo di terra facoltà di godimento pieno, cioè gli spettano sia i beni prodotti direttamente dal pezzo di terra che il denaro ricavato dalla vendita dei beni stessi, tuttavia ha due obblighi verso Tizio: miglioramento del fondo, ad esempio attraverso la costruzione di nuovi canali di irrigazione, e pagamento annuale di un canone, che può essere effettuato sia in denaro che in alimenti prodotti dal fondo stesso. Esclusi questi due obblighi, l’enfiteuta è di fatto proprietario del fondo, sul quale deve infatti pagare le tasse, nei modi e nelle quantità previste dalla legislazione.

L’enfiteusi può essere costituita attraverso tre procedimenti: testamento, contratto e usucapione (sia del diritto del concedente che di quello dell’enfiteuta). La durata, se stabilita con contratto, non può essere inferiore a vent’anni, e se non stabilita è detta perpetua. Una volta cessata l’enfiteusi, il concedente ha l’obbligo di rimborsare all’enfiteuta le spese di miglioramento. Inoltre l’enfiteuta può in qualsiasi momento ottenere l’affrancazione del fondo (cioè di fatto comprarlo avvalendosi del diritto potestativo) mediante il pagamento di una somma pari a quindici volte il canone annuo; il concedente non può opporsi a tale richiesta, per contro può però chiedere la devoluzione del fondo qualora l’enfiteuta non rispetti l’obbligo di migliorarlo o sia in mora di almeno due canoni annuali.

Come già detto poco fa, l’enfiteusi è teoricamente un diritto reale minore, ma di fatto è una piccola forma di proprietà, poiché osservando la casistica risulta essere l’enfiteuta ad avere un ruolo dominante sul concedente, soprattutto perché gli spetta il dominio utile del fondo. Non a caso fu uno strumento assai usato nel Medioevo da parte dell’amministrazione ecclesiastica, poiché costituiva, regolarizzando la cessione e la concessione del fondo, da un lato un importante mezzo di raggruppamento e conciliazione territoriale delle aristocrazie bizantina prima e longobarda poi, dall’altro un efficiente strumento di gestione dello sfruttamento del territorio, la cui estensione si traduceva spesso in una distanza eccessiva dall’abbazia o dal feudatario al quale il fondo apparteneva.

“Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell’ironia”, chiosa Morpheus in Matrix, e anche qui non si sbaglia; l’enfiteusi, che permette di agevolare la gestione di un possedimento terriero teoricamente troppo esteso, è nata con ogni probabilità durante l’epoca feudale in Italia, cioè in una striscia di terra stretta tra due mari e irta di monti, dunque alquanto sprovvista di grandi distese coltivabili. Al contrario, un paese come la Russia, vale a dire una pianura sterminata solcata da fiumi chilometrici e intervallata soltanto da un paio di catene montuose, conobbe nel 1897 un pauroso impoverimento della classe contadina. A partire dal 1861 il governo affidò alle comuni dei villaggi la distribuzione delle terre coltivabili, che venivano assegnate sempre nella stessa maniera: in quantità proporzionale al numero di bocche da sfamare. Questa politica causò un incremento della popolazione agricola russa da cinquanta milioni (1861) a settantanove milioni (1897); all’inizio del ventesimo secolo, una famiglia contadina su cinque aveva un appezzamento di circa un ettaro, appena sufficiente per sfamarsi, mentre una su tre non possedeva neppure un cavallo. Circa sette milioni di contadini rimasero senza terreno e furono costretti a emigrare in zone urbane, dove morirono in buona parte di fame e di stenti. Strano, vero? Gli abitanti di una pianura attraversata da ben sette fusi orari muoiono di fame per mancanza di terre, e noi che viviamo tra montagne e ruscelli abbiamo persino il tempo di inventare l’enfiteusi. Che posto imprevedibile il mondo.

it left your mind completely blown
Isabel Marant SneakerGet Funky With Wholesale Fashion Sunglasses

Comments are closed.

Powered by WordPress Popup