Le parole sono importanti: significato di Emiolia / Emiola

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La parola di oggi la conoscete già ma ancora non lo sapete: essa indica qualcosa in cui chiunque di noi almeno una volta si è imbattuto, senza però pensare che esistesse un vocabolo apposito per indicare un simile fenomeno. Mi riferisco all’”EMIÒLIA” (anche detta “Emìola”).

Col termine emiolia si definisce uno specifico mutamento di quella che è la normale alternanza di accenti forti e deboli che caratterizza una qualsiasi composizione musicale: il ritmo.

Supponiamo di scrivere un brano di musica che abbia un ritmo ternario: ciò significa che la successione canonica degli accenti sarà FORTE-debole-debole, FORTE-debole-debole eccetera. A questo punto supponiamo di cambiare, in un dato momento del suddetto brano, tale scansione di accenti nella maniera che segue: FORTE-debole-FORTE-debole-FORTE-debole. L’emiolia identifica precisamente questo spostamento: FORTE-debole-debole-FORTE-debole-debole-FORTE-debole-FORTE-debole-FORTE-debole.

Detta così sembra chiaramente una pippa mentale da matematici falliti, ma basta andare al minuto 8:17 di questa registrazione per capire con maggior chiarezza di cosa stiamo parlando: http://www.youtube.com/watch?v=7noYgg5QWsE

Sebbene possa sembrare uno stratagemma musicale tutto sommato semplice, l’emiolia rappresenta, nel quadro della storia musicale, una scelta di grande audacia, poiché apre un varco tra il ritmo ternario, da sempre vessillo della liturgia canonica in quanto allegorico dell’”uno e trino”, e quello binario, che nel corso del XIII secolo si trovò sulla scia di quelle varie forme di dualismo religioso che la filosofia scolastica si impegnò a confutare (quando poi i teologi non riuscivano in questo intento c’erano le crociate, come quella che sterminò gli Albigesi). Ammettere che la duplicità musicale potesse avere lo stesso valore spirituale della ternarietà avrebbe significato avvalorare in musica una concezione che invece veniva respinta in ambito dottrinale: sebbene fosse una questione squisitamente tecnica, su di essa arrivò a intervenire addirittura papa Giovanni XXII. Pertanto l’esistenza di uno strumento compositivo che concili queste due anime musicali è qualcosa di per sé non indifferente.

Al di là delle questioni teologico – musicali, l’emiolia costituisce un potentissimo mezzo di scrittura musicale, poiché destabilizza un elemento musicale altrimenti regolare, se non ripetitivo: il ritmo. Questa sua caratteristica fa sì che l’orecchio dell’ascoltatore, ormai non più in grado di prevedere il ritmo che ascolterà, sia completamente in balia dell’autore: esso viene trascinato in varie illusioni in cui non è in grado di comprendere se il ritmo è ternario o binario. Una tale imprevedibilità dell’alternanza di accenti forti e deboli suscita prima o poi nell’ascoltatore il desiderio di un ritorno alla regolarità, cosa che il compositore, dopo essersi divertito abbastanza a fare il demiurgo del ritmo, gli concede verso la fine del brano.

A tal proposito un piccolo compito per casa! Il primo movimento della sinfonia di Brahms che vi ho linkato è scritto in ritmo ternario (tre quarti, dura diciassette minuti esatti). Sapendo che la prima nota che sentite corrisponde all’accento forte, trovate tutti i momenti in cui l’accento musicale non corrisponde a quello ritmico (cioè a quello forte, al primo di ogni misura). Il compito sarà da considerarsi concluso quando impazzirete: significherà che avete ascoltato davvero.

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