Le parole sono importanti: alaggio

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Nell’immaginario collettivo la navigazione è qualcosa di estremamente liberatorio, talvolta pericoloso, che attraversa l’immensa distesa di mari e oceani. “Una nave è libertà”, chiosa il capitan Jack Sparrow nel cuore di una solenne sbronza a base di rum. Molto meno note sono invece le tremende fatiche della navigazione su corsi d’acqua, soprattutto quando si va controcorrente: uno sforzo immane. In Cuore di Tenebra di Conrad si percepisce con chiarezza quale impegno sovrumano viene richiesto a un’imbarcazione e al suo equipaggio per risalire il fiume. Oggi parliamo dunque di un’operazione nautica che ha piegato le schiene di intere generazioni: l’alaggio.
L’alaggio è il traino di un’imbarcazione effettuato tramite funi fissate ad una postazione sulla terraferma. Molto diffuso fino alla metà del XX secolo e poi progressivamente scomparso in conseguenza della crescente motorizzazione navale, consisteva nel trainare da terra, soprattutto se si navigava su corsi d’acqua controcorrente, chiatte e imbarcazioni; la forza trainante era generalmente fornita da animali da tiro e da esseri umani (gli alatori). Il termine deriva dal tedesco antico “halon”, “tirare”, equivalente del latino “helciaria”, da cui discende il sostantivo italiano “alzaia”, utilizzato per indicare sia le funi che le strade d’alaggio.
Si parla di queste ultime poiché già i romani, perfettamente coerenti con il loro stile, avevano realizzato svariate “vie helciarie”, vale a dire strade pavimentate che costeggiavano i fiumi e che consentivano un agile ed efficiente svolgimento del traino. Un esempio classico di questo stratagemma sono le strade che costeggiano i navigli milanesi. Moltiplicatesi in tutta Europa nei secoli successivi, su alcune delle strade d’alaggio il traino avveniva anche attraverso impianti motorizzati o tratte ferroviarie specifiche. Tale sistema è per esempio ancora in uso nel canale di Panama, dove l’alto dislivello totale (circa 28 metri) rende necessario un traino da terra affinché le navi non si incaglino attraversando le sei conche di cui si compone il canale.
Col progredire della motorizzazione delle imbarcazioni, l’alaggio si è reso sempre meno necessario. Attualmente molte delle strade d’alaggio sono state convertite in piste ciclabili e percorsi pedonali, in quanto chiuse al traffico veicolare per motivi sia strutturali che organizzativi. Tuttavia il ricordo di questa operazione tremendamente faticosa sopravvive nella cultura occidentale esprimendosi attraverso svariate forme e linguaggi. Nella tradizione popolare russa sono celebri le ballate degli alatori che lavoravano sul Volga, i quali operavano in piccoli gruppi, non usavano animali e concertavano gli sforzi in base al canto; in Europa la figura dell’alatore è stata citata da A. Rimbaud nella poesia Le Bateux Ivre. Tuttavia le parole sull’alaggio più belle e potenti sono di Brecht, che nel dramma “La linea di condotta” (musicato poi da Eisler) fa dire ad un alatore: “I nostri padri mossero la barca dalla foce, i nostri figli arriveranno più su, noi siamo nel mezzo”. Una fatica talmente grande da dover essere spartita tra più generazioni.

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