Caffè e sigaretta: petaloso

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Petaloso

Il codice linguistico è una teoria del mondo.
J. Culler

Da quando la linguistica strutturale ha iniziato a demolire la concezione, secondo il senso comune, che esistesse una lingua corretta ed una lingua errata, ha avuto inizio una demistificazione del sapere molto più estesa, che – con l’aiuto delle teorie strutturaliste, post-strutturaliste e decostruzioniste – ha operato la più massiccia demistificazione del dato-per-scontato dell’intera storia del pensiero. Proprio questa è stata l’occasione, per tutte le minoranze etniche, di genere, politiche e di pensiero, di alzare la voce e di entrare a far parte a tutti gli effetti delle categorie del pensiero occidentale: così è nato il femminismo, così la queer theory, così le teorie post-coloniali e via dicendo. L’idea di una lingua sottoposta, in continuazione, a tutta una serie di cambiamenti, ha scosso nel profondo le colonne della moralità, del rigore e della rigidità etica e teorica: persino lo scoppio nell’utilizzo dell’ironia risale direttamente a questo primo sintomo, essendo essa stessa un attacco alle fondamenta del linguaggio come nomenclatura, come certezza semantica.

In tempi di comunicazioni veloci, di globalizzazione, di invasioni, di stranierismi e di nuovi fenomeni tecnici al quale non resta che affibbiare neologismi, è ovvio che i cambiamenti della lingua vedano una accelerazione esponenziale. Ma l’idea che la parola petaloso – da un giorno all’altro e senza attendere i normali processi biologici, sociali e scientifici per la quale essa passa, come avviene normalmente, da un errore o ipercorrettismo, ad entrare a far parte a tutti gli effetti della parlata ufficiale – possa essere introdotta nel vocabolario per volontà di un’ondata virale, burlona e conformista proveniente soltanto dai social, preannuncia un secolo in cui la lingua vedrà messa in discussione, seriamente, la sua idea fondante di stabilità.

In un’ottica in cui – la si chiami orwelliana, o wharfiana, o come si preferisce – sia il linguaggio stesso a fornire al pensiero il pensabile, una lingua che cambia in questo modo così repentino, così casuale, così trascinato da strambi entusiasmi e da giochi sociali, è una seria minaccia all’identità di tutti i pensieri, di tutte le comunità, è una minaccia anche per la forma con la quale siamo abituati a catalogare la storia.

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