Caffè e sigaretta: Isis e spettacolo

Comments (0) Caffè e sigaretta, Sala Lettura

Proprio nel momento in cui si intensificano gli attacchi terroristici dell’ISIS, l’indifferenza occidentale sembra d’improvviso rinvigorita: non solo ha smesso di palesarsi la cordata conformista che sui social network lanciava qualche post di supporto, unendosi a suon di like sotto la bandiera di turno, ma è anche cessato il bombardamento mediatico che – al contempo causa ed effetto dei fenomeni appena descritti – alimentava il fuoco della solidarietà fittizia e digitale. La ragione non è da ricercare nella nostra idea del bene e del male e nemmeno in una semplice misurazione di distanza sentimentale tra noi ed i popoli colpiti (tanto che a Dacca ci sono stati persino degli italiani morti): è che l’ISIS – finora la minaccia terrorista meglio organizzata e più sanguinosa dall’invenzione della televisione, madre della distinzione tra terrorismo e guerriglia – non ha fatto i conti con la sottomissione di ogni tipo di informazione o sentimento collettivo occidentale alle regole dello spettacolo. Il materiale spettacolistico con cui aveva cominciato la sua lotta religiosa, economica e politica – decapitazioni girate in studio, computer grafica, musica da requiem e cingolati 3D in marcia sul Colosseo – era stato il principale promotore del terrore connesso al loro limitato potere militare, amplificando di fatto la minaccia sull’occidente agendo semplicemente sottopelle. Appare banale però, forse un po’ semplicistico ma quanto più vero, constatare che ci siamo annoiati: che la regia, il ritmo, il montaggio di questi attacchi-spettacoli assomigliano ad una serie TV in cui ogni episodio ripete esattamente le stesse cose del precedente. Il terrorismo verso l’occidente, per essere tale, deve rispettare insomma le stesse leggi del cinema e della televisione, altrimenti regredisce a ciò che è sempre stato – nei fatti, prima dell’allarme mediatico che lo ha ingigantito – una semplice lotta di guerriglia ai confini dell’Europa, con qualche eclatante sconfinamento, qualche brivido collettivo lungo la schiena, giusto il tempo di far cominciare la prossima partita a Candy Crush…

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