Intervista a Maurizio Spoliti

Commenti disabilitati su Intervista a Maurizio Spoliti Incontri, Interviste

Abbiamo intervistato Maurizio Spoliti, scrittore ed ex docente della facoltà di Chimica de La Sapienza.
A cura di Antonio Merola, Flavio Martella ed Antonio Romagnoli.

Nel celebre film ” L’ attimo fuggente “, il prof. John Keating dice una frase, secondo me bellissima: ” Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’ amore, sono queste le cose che ci tengono in vita “.
Quanto si trova d’accordo con queste parole?
E come mai lei, professore di chimica, ad un certo punto della sua vita ha sentito l’esigenza di scrivere?    (Antonio Merola).

Vedete, le due cose vanno d’accordo. Le due domande è come se fossero una sola, perché io sono pienamente d’ accordo con quanto diceva il professore ne “L’attimo fuggente”. Noi dobbiamo cogliere quello che sentiamo dentro e metterlo su un foglio. E’ come se proiettassimo la nostra anima su quel foglio. Questa è la scrittura. Proiettare – la poesia in particolare – la propria anima su di un foglio. Per esempio, Dante Alighieri diceva ” I’mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando” ( Purg. XXIV, vv. 52-54 ). Perché diceva questo? Voleva dire che lui notava. NO-TA-VA, cioè  aveva sulla pelle quel brivido che gli dava quell’emozione che lui stava vivendo in quel momento. E quell’emozione la voleva riprodurre, lasciarla e fissarla, un po’ come scattare un’immagine fotografica che poi RIMANE per sempre. Che poi, noi, la guardiamo con occhi diversi da un giorno a un altro, da un anno ad un altro, e magari diciamo ” Uh, guarda! Guarda com’ eravamo! “.
No! Perché noi viviamo, principalmente.
Esistono moltissimi casi come il mio. Ci sono stati grandi scrittori che nel contempo erano grandi chimici, grandi ingegneri, grandi musicisti. La chimica del resto è combinazione, anche la chimica ha una sua struttura, ha molte cose in comune con la scrittura.

Lei ha scritto e pubblicato tre libri: ” A sud-est di Tunisi “, ” Incidenze “, e l’ultimo ” Omicidio a Coppodé ” per l’ed. Croce Libreria. A questo proposito, per illuminare la strada a futuri scrittori, che scrivono o leggono sul nostro sito Il Varco, e che si troveranno ad affrontare il muro dell’editoria, lei cosa consiglia?
Nascono ogni giorno nuove case editrici che offrono la pubblicazione dietro un lauto compenso. Anche proponendo il proprio manoscritto a case editrici che offrono una pubblicazione gratuita e con uno spessore maggiore, la strada della pubblicazione è sempre più difficile. Pensa che il problema, guardandolo da un punto di vista qualitativo, sia da ricercare tra gli stessi scrittori o tra i lettori? ( Antonio Merola )

Intanto vorrei aggiungerne un altro, tra quei libri che lei ha nominato: “Daniela e la pietra” che è una breve novella, ma che io trovo molto poetica. Perché, secondo me, anche la prosa nasce dalla poesia. E quando nasce dalla poesia, è sempre più bella ( secondo me, naturalmente ). Qui la domanda è ardua. O meglio, la risposta è ardua, la domanda è semplice. Cioè, come fare a farsi conoscere? Ecco, perché io ho creato un sito che si chiama loscrittoio.org. L’ ho scritto io, vuol dire. Proprio per dare voce a tutti quegli scrittori, giovani, che non riescono a farsi conoscere perché inviano i loro manoscritti ad un editore, il quale neanche li legge, oppure li legge dopo due o tre anni quando ormai loro – gli autori – hanno  perduto qualsiasi fiducia in quello che stavano facendo. L’ho creato apposta. Per esempio, lei che mi sta intervistando, ha scritto un racconto il cui titolo è ” L’ultimo sogno “, che è bellissimo – e glielo posso dire chiaramente – ed è stato pubblicato sul sito.
Quindi ci sarà l’occasione di organizzare incontri con degli editori, che verranno a leggersi i racconti di coloro i quali avranno partecipato, in qualche modo, con le loro opere, alla creazione del sito.
Per quanto riguarda l’altra domanda, la qualità. Vorrei dire che se un lettore non possiede una qualità particolare nel leggere, ma soprattutto nel PERCEPIRE quello che gli viene detto – a volte in modo molto sottile -, beh, si perde gran parte del lavoro dello scrittore. Quindi, diciamo che le due cose debbono viaggiare di comune accordo, perché non può esserci una sola colpa o un solo merito.

Crede che questa cosa abbia in qualche modo a che fare con il trionfo del qualunquismo degli scrittori a livello commerciale? Prendiamo l’esempio di Fabio Volo, che è uno dei maggiori esponenti del fenomeno ( Antonio Romagnoli )

Purtroppo è una cosa che mi turba molto. Quando succede qualsiasi cosa che abbia una risonanza mediatica, immediatamente il personaggio che si è PER CASO trovato lì, ad essere protagonista di qualcosa, venga fuori con la solita frase ” sono qui perché me lo merito “. Cioè praticamente sono tutti ” scrittori ” che si basano su fattarelli, ma che ritengono tanto importanti da inserire poi in un libro. Quindi, purtroppo, quello che lei dice è giusto. C’è questa tendenza.

Succede anche a grandi romanzieri, che si perdono però nel troppo filosofeggiare. Penso, ad esempio, a Paulo Coelho, romanziere eccezionale che però, poi, si lancia in queste affermazioni filosofeggianti, cadendo appunto nel qualunquismo concesso dall’ampia visibilità. ( Antonio Romagnoli )

Sì. Credo di essere d’ accordo, almeno da quello che vedo. Dico credo perché gli scrittori di cui parliamo io non li leggo ( ride ), ma li vedo. Mi sembra che in genere questo sia uno dei fili conduttori della scrittura di oggi ed ecco perché la scrittura è sempre meno ben vista. E poi c’è questa scarsa qualità dello scrittore di cui si parlava prima. Quindi mi inchino ai vari Fabio Volo, non so come si faccia a vendere così tanti libri. Credo che il miglior venditore del mondo non sia in grado di vendere altrettanti libri di ottimi autori.

Non solo nella letteratura, ma anche nel cinema. ( Antonio Romagnoli )

Infatti c’è quel regista, giovane, di cui non ricordo il nome, ma che espone pubblicamente i propri film nelle piazze. Fa tutto da solo: si fa il film, la sceneggiatura, mette su un cast e poi espone il film in piazza e lo fa vedere alla gente in modo gratuito.
Ecco, lui ha vinto! E’ l’unica maniera che ha per farsi conoscere, di coloro che in qualche modo comprano le 500 copie minime che vuole l’editore, che ti dice ” Io questo libro te lo stampo, mi piace – perché non è detto che chiunque vada lì con un libraccio qualsiasi venga poi pubblicato, attenzione! -. Questi editori, chiamiamoli commerciali, che si basano sul fatto di non perderci nulla, leggono quello che gli viene inviato, perché se non fanno così rischiano poi di indietreggiare nella categoria degli editor.., o meglio dei venditori.
Ti chiedono di garantirgli 200 copie, in modo da non perderci nell’ investimento e poi magari ti pubblicano anche 2000 copie.

Qual è il ruolo dello scrittore nella società di oggi? ( Antonio Merola )

Ecco io, qui, devo dire che nella società di sempre lo scrittore che ha avuto successo è sempre stato uno scrittore che ha avuto un gruppo forte politico o un preciso schieramento alle spalle. Non perché lo abbia scelto lui appositamente, ma perché le sue idee combaciavano in gran parte con quelle di un ” gruppo “. E, in questi casi, lo scrittore diventa effettivamente uno scrittore di successo. Ha idee forti, ma che sono sostenute anche da una gran parte di cittadini.
Questo però è pericoloso, perché può far venire il desiderio ad alcuni di dire ” Adesso mi metto a scrivere cose che fanno piacere alla maggior parte delle persone e in questo modo quella parte di persone mi acclamerà  “. E’ grave, molto grave. In questo modo diventa una scrittura veramente non pura, non libera, ma confinata nei piccoli miti di questa ” idea ” che dovrebbe portare allo scrittore fama, gloria, successo.
Il problema è che, tuttavia, il ruolo dello scrittore nella società è tanto più grande quanto più persone lo leggono. Perché, purtroppo, se le persone non leggono quello che scrive, lui non ha alcun ruolo nella società. In questa società molto dipende – ritorno alla domanda, sulla qualità degli scrittori -, avendo già presupposto che ci sia una qualità nello scrivere, dal fatto che deve esserci anche una qualità nel leggere. Perché se non ci sono lettori, il tuo ruolo è nullo. E’ come, banalizzando, giocare con un’ala a calcio ma senza il terzino dall’altro lato. Sì, l’ala può fare quello che gli pare, sarà considerato un genio, tutti diranno che è un grande giocatore. Grande? Non ha giocato contro nessuno. E’ semplice giocare se non c’ è nessuno dall’altro lato che lo ferma.
Il ruolo dello scrittore è un ruolo importantissimo, dà ai giovani che leggono e ai non più giovani, idee, idee nuove, porta la novità, porta la sensibilità, porta l’immaginazione e la creatività in mezzo alla gente. E questo è importante.

E’ anche il motivo per cui viene pubblicata gente pericolosa come Giampaolo Pansa. Scrive falsità storiche allucinanti. Ed è grave perché lui è lettissimo e vende tantissimo. ( Antonio Romagnoli ).

Come no. Certo. Gente come Giampaolo Pansa rischia di cambiare il modo di pensare della gente. E’ bravo, ci sa fare. ( ride ).

Il progresso globale e tecnologico non ha fatto altro che accentuare il divario che c’è fra consapevolezza e mediocrità, aprendo un solco pieno di polvere in quella che è una società già fin troppo dissestata dalle attitudini sgraziate e iperboliche dei suoi componenti. Componenti che sono individui, che sono persone, ma che a volte assomigliano più a degli eserciti conformi, a dei sottoprodotti umani educati a una frivolezza che più che un difetto sembra un parassita letale nel tempo e mortale in profondità. Bene e male come al solito la fanno da padroni. Una parte notevole dell’umanità ancora non sa distinguerli e forse non l’ha mai fatto. Questo soprattutto nell’ uso quotidiano delle cose, divenuto sempre più importante e centrale col sopravvento dell’apparire sull’ essere. C’è sempre più insignificanza. La banalità pullula, e la semplicità è quasi scomparsa. Tutto è più veloce, appunto, tutto è più finto e più crudo. Tutto sembra restare, ma tutto sparisce e vola via al primo soffio di vento. Ovviamente parliamo di gente, finché di gente si parla. In qualità di scrittore, quali sono le sue osservazioni a tal proposito? Che ne pensa del doppio volto del progresso e della sua influenza sull’ arte? In una società dove il conformismo è diventato quasi un’ideologia, chi è o meglio cos’ è la ‘gente’? Sorrentino la chiamerebbe fauna. Lei che definizione userebbe? ( Flavio Martella )

 

Diciamo che in questa domanda c’era anche la risposta. Mi sembra un’affermazione  che in gran parte condivido, specialmente riguardo la banalità.  La prima cosa a cui deve badare il bravo scrittore è la banalità. Un bravo scrittore, con del vero talento – e il talento non è che si costruisce, ti viene dato alla nascita, è un dono che hai avuto -, non scriverà mai cose banali. La banalità è quanto di peggio possa esistere.
Io ritengo che dovrebbe essere comunque il contrario. E’ l’Arte che dovrebbe guidare il progresso. Nel senso che, essendo l’Arte espressione del proprio Io, della sensibilità, di tutto ciò che c’ è di migliore nell’ essere umano, dovrebbe essere l’ Arte ad influenzare il progresso.
Il progresso non può muoversi indistintamente, in una società che abbia delle idee giuste e collettive. Cioè è nella parola progresso che è già in sé racchiusa l’Arte. Senza Arte non c’è vero progresso. Ti viene a mancare l’umanità, in quello che si fa oggi. Ad esempio, nell’Umanesimo, che era una corrente letteraria, progresso e umanità coincidevano. La gente sentiva che quel progresso era il loro progresso, e non come oggi che è solo tecnologia. Perché tutto ciò che è solo tecnonlogia, per me non è  progresso.
Il progresso di oggi non è un vero progresso, perché lascia dei divari troppo grandi tra la tecnologia e le idee, la purezza delle idee, la giustizia delle idee, che noi pensiamo  debba essere la cosa più importante. Giustizia sociale, morale. Queste cose mancano nel progresso di oggi. Penso che anche questo Papa l’abbia capito e ne abbia parlato.
Fatemi una domanda semplice ora, dopo tutte queste domande difficili! ( ride ).

Secondo lei c’è del marcio nella diffusione dell’arte senza che ci sia un guadagno, e quindi un disinteresse totale verso la figura dell’editore? ( Antonio Romagnoli )

Non c’è un male, se si pubblicizza e se si rende visibile uno scrittore, un artista, un poeta. Mi imbarazza molto, è una domanda su cui bisognerebbe fare un lungo ragionamento.
Credo che l’Arte debba essere diffusa indipendentemente, anzi, molto indipendentemente, dal guadagno, da quello che può dare dal punto di vista economico. Tu hai fatto questa domanda molto asciutta, e questa è l’arte della scrittura che piace a me. Una scrittura asciutta, lontana dal troppo filosofeggiare, più vera, più sentita, che ti fa stringere i pugni.

Più che una domanda, è una provocazione : gli scrittori e la droga e la scrittura e la droga. Ad esempio, ” Paradisi artificiali ” di Baudelaire, ” Le porte della percezione ” di Huxley. ( Antonio Romagnoli )

La ricerca di qualcosa di diverso nella propria mente, che non si riesce ad ottenere per via del tutto normale – mentre secondo me si potrebbe, ci sono delle emozioni che forse ci sfuggono ma che sono fondamentali, che ci potrebbero dare quella scossa per scrivere – molte volte si va a ricercare attraverso la chimica, chiamiamola così la droga. Anche un bicchiere di vino a stomaco vuoto ti può dare quel giramento di testa e quindi ti può far muovere di più le idee, dando una zampate alle varie cellule. Può dare quest’ idea di poter scavare di più dentro di te e dentro gli altri, però secondo me la vera droga è l’emozione.
L’emozione, l’amore. E naturalmente i loro opposti, l’odio, la rabbia.
Quelle sono vere, VERE, non sono attivate dalla chimica sintetica, ma sono comunque processi chimici.

‘Non scrivi mai bene se hai paura della morte’. E’ una frase di un recente film di Woody Allen, Midnight in Paris. Quanto sente vicino questa frase? Nella sua vita di scrittore ha mai avuto un rapporto particolare, stretto – o meglio empatico – con la morte?  ( Flavio Martella )

Io credo di essere proprio molto vicino alla morte, sia da un punto di vista fisico che spirituale. Devo dire che l’avrei accettata molto volentieri. Ho avuto una malattia. Stavo lì, e mentre i dottori si accanivano contro di me io chiedevo pietà, di lasciarmi morire.
Dopo ho capito che la vita è bella (citando Benigni). La vita è bella veramente, ma solo se uno sa apprezzarne alcune cose. Una delle cose che la vita dà è, appunto, intanto il poter – mi dispiace molto per chi non lo vede, la cecità è un tema a me molto caro, infatti nella novella ” Daniela e la pietra ” Daniela è appunto una non vedente – apprezzare la bellezza di certe cose. Quindi io ho visto da vicino la morte, e l’ho vissuta anche con la scrittura. C’è una mia poesia, ad esempio, che è semplicemente un elenco di morti, che scrissi quando morì una mia cugina. Era una giovane donna, madre di due bambine. La poesia comincia proprio con la frase ” Nella mia vita, è la morte “. Da lì continuai elencando tutte quelle persone che, anche da vive, sono morte. Non lo sanno, perché non vivono la vita, non apprezzano le cose. La morte come opposto della vita, come controcanto della vita, se non ci fosse la morte non ci sarebbe la vita. E quindi, eccomi qui.

 

Maurizio Spoliti 1

This also generates high margins since the sell through at full price
burberry outlet Objects In The Rear View Mirror May Appear Closer Than They Are

created a vision by reinventing the past with a fresh perspective
Chanel Espadrillesbut i’m unsure if i like the SHAWL collar

Comments are closed.

Powered by WordPress Popup