Il germe della storia antica: Gianni Boradori

Comments (1) Arti Figurative, Fotografia, Galleria

[…]
Essi sempre umili
essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere,
essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra,
essi che vissero come banditi in fondo al mare,
essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo
essi che credettero in un Dio servo di Dio,
essi che cantarono ai massacri dei re,
essi che ballarono alle guerre borghesi,
essi che pregarono alle lotte operaie…
[…]
P.P.Pasolini – Profezia

Il panorama della street photography è ormai sempre più condizionato dalla prosopopea di sé stesso: l’idea di una fotografia libera, a contatto con la realtà, è stata sostituita negli anni del digitale con un progressivo feticismo verso un certo tipo di sviluppo cromatico, verso la ricerca ossessiva della meravigliosa coincidenza, della perfetta geometria, del simbolismo più spontaneo che le città possano offrire. Queste operazioni, seppure abbiano ormai condizionato e tradotto la nostra civiltà in una nuova sintesi estetica, hanno irrimediabilmente allontanato la maniera di fare street dalla sua linfa primaria: la vita stessa delle cose, quella nascosta tipica della civiltà occidentale, o quella palese, tipica delle etnie più vivaci e povere. Le fotografie di Gianni Boradori, le cui mani per anni sono state piegate e consumate dall’acciaio del suo lavoro di meccanico, sembrano invece le epigrafi di un’estetica antica che, in giro per il mondo, non trema di paura ma di trepidazione davanti alla vita e alla morte, al mistero e al pericolo, all’anzianità e alla giovinezza, alla gioia della comunità, del vizio, della degradazione, della vita così-com’è. In una civiltà così affollata da fotografie da far pensare ad un medioevo per eccesso, dove lo scatto rischia l’oblio per un naturale sovraffollamento, dove la realtà appare subordinata alla sua riproduzione e le emozioni sembrano aver l’obbligo di essere testimoniate per esistere, questa fotografia è un monito sottile che sveglia un germe antico, la sensazione di dover ancora lottare per restare vivi.

  • Gianni Boradori
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One Response to Il germe della storia antica: Gianni Boradori

  1. Anonimo scrive:

    Tutte molto belle Ganni complimenti!.. :-) <3

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