Due o tre cose che (non) so di noi

Comments (0) Racconti, Sala Lettura

Disattenzione, distimia, disimpegno. Distimia, disimpegno, disattenzione. Disimpegno, disattenzione, distimia.

Distimiadisattenzionedisimpegno.

Ho mal di testa e un vago senso di vuoto plastifica la mia esaltazione sbiadita. E se non fosse questa l’unica strada percorribile. Poveri noi essere umani, possibile ci voglia tanto ad essere umani? Ma le bestie campano meglio, si sa. Senza colori arrabattano nel caleidoscopio degli impulsi. Ma dico io, te la immagini una donna tutta peli e prognatismo, con un osso tra i capelli arruffati, che si muove senza alcuna parvenza di grazia e mangia e scopa con inumana bestialità. Ecco l’essere umano. Ma dico io, se bastasse questo ad essere umani? E i centri estetici, la chirurgia plastica, gli imprenditori sterili, gli sportivi satiriaci che si ergono a semidei sulle copertine dei tabloid al prezzo esclusivo di 1 euro con tanto di braccialetto all’ultimo grido in omaggio, e tutta la puerile irruenza del testosterone che permea il mondo come una gigantesca nebulosa scintillante di luci al neon. E le mogli. E i mariti. I loro figli. Le case vuote. Le case piene. I pranzi le cene i dolci di natale le mogli i mariti le amanti dei mariti che a volte sono quelle delle mogli lo stalker della figlia il figlio che si fa la prof poi finisce dalla preside e si scopa pure lei i padri feriti nel loro esanime orgoglio di traditori. Generazioni devastate. Voi non sarete mai niente. Dodicenni borderline. Voi non sarete mai niente.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Powered by WordPress Popup