Le savoir muet – Da Charlie Hebdo ad Oggi, fino a quando?

Comments (3) Bande à Part, Editoriali, Staff Picks

Parigi, 07/01/2015 – Parigi, 14/11/2015

Inesistenza è la sensazione/condizione dominante che, dopo neanche ventiquattrore pensate e viste pensare alla velocità della luce – quella, appunto, di una società superconnessa –, penetra nel Cogito di chi – masochista – ama e, di conseguenza, odia – tanto da lasciarsi dilaniare – farsi certe domande, crearsi problemi topici nel porsi specifici interrogativi. Nausea silenziosa che inginocchia, chiude in sé stessi, rende allergici a quello smog eterno circostante o, meglio, a quell’inferno assoluto di reazioni già previste, scritte, elaborate, riscaldate nella solita pappa per cani, preparata – con sacrilegio insapore – da quell’Alto materialmente Umano e non di certo Trascendente. Dura poco però, dura poco questo essere immuni, questo armarsi d’indifferenza, perché poi si impara – senza volerlo, senza quasi accorgersene – che il silenzio non fa altro che generare, nella nostra mente, questioni molto più scottanti e risposte altrettanto colerose che, forse, da uomini probi quali siamo, eviteremmo di buon gusto. Allora si ricomincia a riflettere, ad indagare nell’infezione, a smidollare certezze nel dubbio, ad osservare quant’è difficile incatenare disprezzo in una rabbia che mai sarà saziata. E, così, ci si butta nel vortice delle Verità mai state tali, ascoltando opinioni cangianti e facilone, scambiando pareri fraintesi, matrici di saperi diversi, che non fanno altro che distogliere ed innervosire, accendendo televisioni, leggendo giornalisti di presunto spessore, e seguendo passo-passo l’Iter spinoso che oscura ciò che, in ingenua apparenza, traspare drammaticamente chiaro. Chiaro per chi lo fa credere e per chi ci crede, ovviamente, e che non vede l’ora di ridurre la solidarietà a un adeguarsi indispensabile, di infilarsi in pseudo battaglie politiche dove ‘dare dell’ignorante da ignoranti’ diventa la sintesi di un Tutto inutile ed incommensurabile. Ognuno in possesso di una Verità vanitosa od umile – non cambia – frutto di –ismi sottovalutati o, magari, di una laurea o qualcosa di più, di amorfe convinzioni arrivate in seguito a deleteri convincimenti, spasmodici qualunquismi pervasi da sporadiche interpretazioni, analisi bislacche e critiche grossolane, di rimembranze scolastiche o di un semplice giornale letto per la prima volta. Tesi, ipotesi, complotti, cospirazioni. Ci gira la testa. Ci si accorge che, grazie ai social network, anche l’Analfabetismo riesce ad urlare le sue opinioni così che – fra una realtà che, forse, non è tale e una finzione virtuale che accentua malessere ostentando bidonate intellettuali – ci si sente tristemente microscopici. E così si ritorna al silenzio. Ogni cosa, una qualunque verità perde la sua struttura, ogni tipo di riferimento. E forse si comincia a capire che davanti al Potere siamo solamente animali ammaestrati, che studiare e provare a capire non serve, che arrabbiarsi è inutile, che riflettere, considerare, farsi delle idee fa solamente male ed è maledettamente fine a sé stesso, un buco nell’acqua, uno sparo nell’aria. Passa la voglia di leggere, di scrivere, di combattere, di essere educati di fronte al rispetto divenuto quasi moda. L’impotenza si impossessa del nostro corpo. Il Potere ha un Sapere a parte e non guarda in faccia nessuno se non per modellare le sue reazioni. Il nostro è solamente il riassunto sgrammaticato di ciò che oscilla fra la nostra cultura, le nostre supposizioni e ciò che vediamo e sentiamo grazie ai mezzi di comunicazione. Essere sicuri di ciò che si afferma è da incoscienti, da marziani impossibili. Di fronte a tutto questo siamo dei morti viventi appesi a fili che non conosciamo, non sappiamo di che materia siano fatti, se siano fragili o indistruttibili, e che ballano e potrebbero spezzarsi da un momento all’altro. In questa continua vertigine costellata di illusioni si ha la percezione di non esistere. Chi siamo? A chicchèssia, da una parte e dall’altra, non importa nulla della morte o dell’ennesima strage. In nome di un interesse o di un ideale religioso possono compiere qualunque azione/o non-azione e, di conseguenza, nasconderne i tratti più vili. Se fosse solo violenza si potrebbe dire che, in fondo, siamo solo Animali, ma sarebbe riduttivo e buonista dato che c’è poco da invidiare. Chi ci comanda? Quali sono i loro volti? Dove sono i nostri? E impauriti – forse opportunisti – con le dita incrociate, amanti della vita e della preghiera occasionale, ci chiederemo dove, quando, perché..

Chi saranno i prossimi?

3 Responses to Le savoir muet – Da Charlie Hebdo ad Oggi, fino a quando?

  1. anna scrive:

    Ammazza. Tutte queste righe e tre o quattro maiuscole strategiche per non dire assolutamente nulla. Mandalo a La Repubblica, è possibile che ti assumano.

  2. Un passante scrive:

    L’autore riesce nel non facile obiettivo di rendere per iscritto la compulsiva dinamica mentale che ha luogo nella testa di chi si affanna a commentare ed esprimersi su importanti eventi di cronaca, spinto dalla pressione osmotica del “la società sta già commentando, devo dire la mia anch’io e subito”.
    Storco il naso solo di fronte alla descrizione che fa del “Potere”. Su un aspetto potrei concordare: l'”esecutivo”, militare e politico, nazionale e sovranazionale, non si cura più di tanto dell’opinione della massa – intesa non come “popolo ignorante” ma genericamente come “la totalità della popolazione” – (“Il Potere […] non guarda in faccia nessuno”), ma siamo certi che il politico X, il generale Y e il CEO della multinazionale Z siano le grandi menti che tutto comprendono, tutto interpretano e tutto manipolano (“Il Potere ha un Sapere a parte”) che spesso ci si figura che siano?
    Al di là di questa briciola, rinnovo i complimenti all’autore.

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