Caffè e sigaretta: scambi di realtà

Comments (1) Caffè e sigaretta

“Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale tra le persone, mediato dalle immagini.” G. Debord

A quasi cinquant’anni dalla prima edizione de “La società dello spettacolo” non può sorprendere che agli attori dei personaggi di Gomorra vengano imputate – a suon di insulti, aspre critiche, moralismi da quattro soldi e luoghi comuni – le colpe delle nefandezze dei loro personaggi, come se in uno scambio di realtà essi siano diventati, nell’immaginario collettivo, entità inscindibili ma senzienti, dotati di un arbitrio sulla fiction. L’immagine cinematografica è solo l’ultima in ordine di tempo a colpire, con la forza autentica della realtà, un vissuto ormai sottomesso alla sua rappresentazione, ma questo meccanismo di reazione, nella forma in cui si manifesta oggi, appare direttamente generato dalle successive spettacolarizzazioni del male (e del bene) che – dal giornale, alla radio, alla TV, attraverso tutti i mezzi di trasmissione di quel macro-mondo spettacolistico della cronaca – hanno trasformato l’ingiusto, l’iniquo, il perverso, il pericolo e il malato in un freak show dove Breivik, Schettino, Joker o Don Pietro Savastano sembrano sfilare nell’immaginario collettivo plasmati in una forma di uguale consistenza: quella di una realtà rappresentata che – a seguito dell’atrofia collettiva derivata dalla degenerazione del mondo a spettacolo del mondo – assomiglia al meccanismo storico per cui si può oggi confondere l’Achille del mito con l’uomo della storia o l’ombra innominabile di Hitler con l’uomo che l’ha generata. In una coincidenza inquietante tra pantheon e palinsesto, le persone si fanno personaggi, le azioni gesta, e può accadere concretamente che il vero venga ridotto, per un inequivocabile istante, ad un “momento del falso”.

One Response to Caffè e sigaretta: scambi di realtà

  1. Bert scrive:

    Superior thinking deantstrmoed above. Thanks!

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