Caffè e sigaretta: Netanyahu e il paradosso della storia

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Netanyahu afferma oggi che, in un incontro avvenuto nel 1941 a Berlino, il muftì di Gerusalemme avrebbe detto ad Hitler: “Se tu li espelli, verranno tutti in Palestina”. Hitler gli avrebbe chiesto: “Allora cosa dovrei fare con loro?” e la risposta del muftì sarebbe stata: “Bruciali”.

Quando un’affermazione del genere, intrisa del più palese negazionismo storico dell’intera questione palestinese, suscita lo scandalo delle comunità internazionali, bisogna guardare non tanto al contenuto dell’affermazione in sé, quanto alla sussistenza stessa dello scandalo. 

Che la storia non fosse un immutabile è una questione ormai scontata per un mondo – quello occidentale – che ha passato l’ultimo secolo a distruggere tutte le istituzioni di pensiero accettate per fede nei suoi precedenti tentativi di far chiarezza sull’oscuro: eppure questo assunto non pare ben metabolizzato al di fuori del suo campo di critici. 

Ci stupiamo ancora, insomma, che un potente possa far leva sull’indimostrabilità della verità storica dei documenti e delle fonti, quindi sulla sostanza stessa di quel grande e misterioso soggetto chiamato “storia”. Ci stupiamo del fatto che in quest’ottica – pericolosa, certo – qualsiasi “assurdo” diventa “possibile” e qualsiasi “possibile” diventa “assurdo”. É il campo di azione di tutti i complottismi, delle teorie di nuovi ordini internazionali, dell’operare di forze segrete, dell’inutilità della scienza moderna e di tutta una serie di superficialità che hanno però una radice profonda e robusta.

É il paradosso per il quale un uomo di potere, da un giorno all’altro, può permettersi di cambiare le regole del gioco delle parti “modificando”, sembra a suo piacimento, ciò che appariva ancora immodificabile, sapendo che nessuna logica potrebbe controvertire oggettivamente la nuova versione dei fatti, così come nessuna logica potrebbe dimostrarla: ciò che rimane è una storia ridotta (o forse lo è sempre stata) ad una versione “democratica” di sé stessa, cioè in mano ai potenti.

Eppure è sempre lo stesso choc: lo choc che si ha nel realizzare che non è possibile avere certezza di alcunché, nemmeno del proprio passato e che i confini della nostra società restano indissolubilmente lambiti da un’inesplorabile oscurità, nella quale qualcuno, tra sé e sé, si sarà sicuramente chiesto: “E se avesse ragione lui?”

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