Caffè e sigaretta: Checco Zalone, Cristo, Barabba

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Il dibattito ai tempi dei social è materia sociale strettamente legata, nel suo dipanarsi, ai meccanismi democratici: ciò vuol dire che ad imporsi all’opinione pubblica, per un naturale – ma anche pragmaticamente logico – algoritmo di programmazione, è tutto ciò che riceve immediato, largo consenso, cioè l’opinione pubblica pre-esistente stessa, che si ripete, si morde la coda e rimbalza, innamorata di sé stesso, da bacheca in bacheca, come eco. Ciò vuol dire, sempre semplificando ma in maniera quasi sillogistica, che la scaturigine del dibattito pubblico, quella dialettica accordo/disaccordo propria di qualsiasi argomento, si può ridurre semplicemente a sostegno o a boicottaggio dei mercati del gusto.

Mai come in quest’epoca possiamo percepire distintamente l’opinione pubblica come un super-soggetto in grado di difendersi, di mostrare aculei da riccio, dagli attacchi di infondatezza e di superficialità di quelle tristi coscienze in disaccordo con la massa: è stato inventato e collaudato un intero lessico, fatto di rovesciamenti semantici, tramite il quale il critico di turno – indipendentemente dal torto o dalla ragione – è etichettato in un attimo come pseudo-intellettuale, presuntuoso, radical chic, sfruttatore di mode per ingozzare la propria boria ed egomania; in un attimo la massa è in grado di acclamare a gran voce chi, levando quest’ascia a mezz’aria, minaccia di ghigliottinare in quattro e quattr’otto la testa del bandito, e può farlo a colpi di numeri, insindacabili e democratici, senza destare il minimo sospetto di aver imbastito una fascistissima squadra di repressione, spersonalizzata e conformista, arresa e perciò favorita dall’intero sistema sociale ed economico.

Insomma, si è ben visto e constatato, in questi giorni, nel sollevarsi di numerose pseudo-riflessioni sul successo storico del nuovo film di Checco Zalone, che gli amanti di un certo cinema comico che ci ha visto produrre con l’artigianato di una mano sapiente un’intera filmografia che passa per Totò, Troisi, Monicelli, Risi e De Filippo (al quale Checco Zalone è stato anche – e impunemente! – paragonato), siano insomma dei boriosi pseudo-intellettuali radical chic, gente piena di pregiudizi, spregevole, ingenua e piena di sé. Oggi, senza nemmeno il bisogno di un moderatore-Pilato, la folla ha compiuto un’evoluzione significativa: tra Cristo e Barabba acclama da sé la crocifissione del primo, la fine dei dibattiti, dei confronti, la vittoria dei numeri, il grande silenzio orwelliano.

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