Le parole sono importanti: Atimìa

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L’irrevocabilità di alcuni diritti civili, come ad esempio il poter partecipare alla vita politica e la possibilità di presentare querele, non è sempre stata così scontata. Basti pensare che nella democrazia ateniese del periodo classico, teorica forma embrionale di un potere politico almeno parzialmente condiviso, esisteva ed era diffusa la parola “atimìa”.
Derivato dal greco timḗ, “coraggio”, preceduto dalla alfa privativa, questo vocabolo indicava una qualsivoglia perdita, parziale o totale, dei diritti civili. In perfetta contrapposizione con l’epitimia, ovvero il pieno possesso dei diritti civili (riservato esclusivamente ai cittadini maschi adulti), l’atimia poteva essere inflitta per i motivi più disparati: l’adulterio, il rifiuto di divorziare da una moglie infedele, l’essere un partner passivo in un rapporto omosessuale, la diserzione militare, la falsa testimonianza in tribunale, il mancato pagamento di un debito nei confronti dello Stato, la ribellione nei confronto dei genitori e altre colpe più o meno gravi.
La pena inflitta, che rendeva il colpevole “atimos”, “senza onore”, era di varia natura: erano previste la confisca dei beni (anche nell’arco di più generazioni), il divieto di partecipare alle assemblee pubbliche, il divieto di presentare querele in tribunale, il divieto di servire come giurato nell’Eliea (tribunale popolare ateniese), il divieto di entrare in alcuni luoghi pubblici e l’obbligo di avere sepoltura fuori dalle mura delle città. Per la riabilitazione era necessario ottenere un sostegno di almeno 6000 firme favorevoli.
L’applicazione dell’atimia sanciva di fatto la distruzione dell’ambizione politica del colpevole e la sua totale vulnerabilità in caso di sopruso, poiché egli non poteva più cercare il sostegno popolare nelle assemblee cittadine e non aveva possibilità di difendersi da un torto subìto, anche se legalmente riconosciuto. In aggiunta a ciò, il rifiuto di sottostare all’atimia era considerato un attacco al potere del popolo, ed era perseguito anche con la pena di morte.
Ora, per quanto l’atimia fosse sicuramente un rimedio estremo e con ogni probabilità sproporzionatamente grande rispetto alle colpe da essa punita, vale comunque la pena riflettere su di un dato interessante: al di là di quella che poteva essere la sua efficacia, l’esistenza di una parola del genere è la prova che ai greci era chiaro il pericolo rappresentato dalla corruttibilità del potere, pericolo dal quale sembra provassero a difendersi. Oggi, 2400 anni dopo, in Italia abbiamo una sola legge (20 luglio 2004, n° 215) che si occupa del conflitto d’interessi e nel 2012 erano presenti nel parlamento italiano circa un centinaio di condannati, a tutti i gradi di giudizio. Viene dunque da chiedersi: cos’è andato storto nel frattempo?

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