Sintesi e metacinema: allo spettatore di Antonio Romagnoli

Comments (13) Cinema, Sala Lettura

Questa non è un’analisi o una critica, ma è soltanto una breve presentazione di un cortometraggio ideato, scritto e diretto da uno dei componenti di questa nuova comunità di giovani (il Varco), ovvero Allo Spettatore di Antonio Romagnoli.

L’importanza dei cortometraggi nella storia del cinema è stata più volte riconosciuta: unico mezzo in passato e in parte ancora oggi per mostrare le proprie qualità e per crescere come registi e farsi conoscere nell’ambiente. Si sono cimentati in un tale esercizio di sintesi tanti grandi registi (tutti i più grandi) tra cui per citarne due che ancora oggi fanno scuola: Scorsese e Cronenberg. Ideare e dirigere un corto a bassassimo budget non è facile, bisogna trovare un’idea filmabile in poco tempo e adattarla alle location a disposizione, è un esercizio (come detto) di sintesi, mai semplice e in questo caso non banale.

Allo spettatore è un piccolo saggio di metacinema, in cui il nostro giovane regista, si diverte a parlare direttamente con il suo pubblico, lo fa fin dall’inizio con la citazione di Baudelaire, recitata direttamente dal regista stesso che ci introduce alla storia: un’aspirante regista propone ad un produttore affermato una storia contro hollywood con protagonista Johnny Depp, senza che quest’ultimo si veda. Il produttore la scarta senza neanche pensarci e qui iniziano le avventure metacinematografiche del corto.

Il regista minaccia anche lo spettatore (attraverso il suo alter-ego), perché sempre pronto a criticare e sentenziare, sul lavoro del regista ( uso, quello di sentenziare a sproposito che ormai si è diffuso in qualsiasi ambito, non soltanto culturale. Uso che si potrebbe definire come la sindrome dell’opinionista)
Il regista si diverte a citare, e lo fa spudoratamente (omaggiandolo in tutti i modi) un regista di culto degli ultimi vent’anni: Quentin Tarantino, di cui riprende la verve dei dialoghi, ma anche lo stile ( basti pensare alla classica ripresa dal bagagliaglio della macchina ,che è una cifra stilistica del cinema del regista del Tennessee) e la struttura narrativa. Sono citazioni che nel contesto sono giustificabili e apprezzabili. E gli attori si prestano bene al gioco e si divertono senza esagerare ( come nella scena in cui si discute della sceneggiatura).

È un cortometraggio di un giovane, che si diverte senza essere troppo pretenzioso, un piccolo passo in avanti per un giovane regista che si sta formando che speriamo a breve possa far il grande salto e dirigere un lungometraggio.

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13 Responses to Sintesi e metacinema: allo spettatore di Antonio Romagnoli

  1. Emily scrive:

    Buongiorno a tutti. Ho deciso, giusto per farvi divertire un po’ e per divertirmi da sola, di fare la Spettatrice gravemente affetta da Opinionismo (spero davvero non sia una sindrome letale!)
    Ho letto il commento prima di guardare il corto, e subito mi sono sorte due domande: primo, quale oscuro motivo spinge un Varchista (se io sono opinionista, voi siete varchisti, giusto?) a incaricare un altro suo collaboratore della pubblicazione del suo stesso corto? Antonio Romagnoli, non potevi postarlo direttamente tu? Secondariamente mi sono chiesta a cosa servisse quel fiume di parole che era il post. Insomma, sarò rimasta alla vecchia scuola, ma io davvero ero convinta che nel cinema si dovesse parlare per immagini, non per parole. Ma poi ho dovuto effettivamente ricredermi: senza la spiegazione sotto, il corto non si capiva. Non mi piace essere brusca, ma ho provato a far vedere il corto anche ad alcuni amici, e anche loro hanno avuto la stessa opinione: non si capisce nulla.
    Prima di tutto, il titolo: Allo spettatore. Quale spettatore? Dove si parla di un pubblico nel corto? A me, se proprio dovessi sforzarmi, parrebbe essere contro i produttori, non contro gli spettatori.
    La citazione di Baudelaire, anche quella mi ha lasciata perplessa. Primo, perché il suo “mio simile, mio fratello” non trovo si adatti al vostro “sparare sentenze altezzose del cazzo”, secondo perché comunque non trovo una necessità di inserirla, se non per sbandierare al mondo l’artista che ti ha, diciamo, suggerito questa idea.
    Mi è parsa proprio inappropriato tirare in mezzo Johnny Depp. Se volevate un attore che si va a vedere solo per il fisico ne avevate una schiera tra cui scegliere. Che so, un Brad Pitt, per esempio. Depp si distingue soprattutto per il modo particolare in cui recita, in cui si muove, che lo ha peraltro reso un po’ personaggio, ormai.
    Ho invece apprezzato il tono con cui avete presentato il lavoro. La scelta di riadattare Tarantino in modo ironico e scherzoso è davvero simpatica. Così come lo è l’orchidea macchiata di sangue, magari senza l’effetto dello schizzo sull’obiettivo. Molto hitchcockiana.
    Chiudo ora, perché mi pare di star dedicando troppa importanza a questo lavoro, con un’ultima domanda: come mai, caro Antonio, disprezzi tanto la critica? Perché tratti da appestati gli spettatori che commentano le opere cui assistono? Mia opinione personale, le critiche sono quanto di più utile possa esistere per un artista, o per chiunque si presti ad un processo creativo. Non si potrebbe avere una crescita personale né uno sviluppo tecnico se ci tenessero all’oscuro di cosa va e cosa no. Il dialogo, la comunicazione che voi del Varco presentate come vostro punto forte, non è forse estremamente vicino all’idea di base che sta dietro alla critica?

  2. Antonio Romagnoli scrive:

    Guarda, sei cascata – con mio grande piacere ammetto – in pieno nella provocazione lanciata. La citazione di Baudelaire iniziale, è funzionale al non mettermi al di sopra o al di sotto di chi viene attaccato, ma alla pari (e credo che fosse questo il punto che, non essendoti chiaro, ti aveva infastidito). Allo spettatore, si riferisce proprio ad un giudizio del genere, un cortocircuito incomprensibile per il pubblico, preso in giro senza pretese di altezzosità. La narrazione ne esce uccisa, un modo per riflettere su come pubblico ed autore dovrebbero andarsi incontro piuttosto che screditarsi continuamente a vicenda. Personalmente ritengo Pitt un attore migliore di Depp, sia per tecnica recitativa che per la scelta dei film, ma questa questione, come quella del mercato cinematografico, è solo di facciata al discorso che ti facevo prima. Concludo dicendo che l’articolo non è commissionato da me, Matteo ha voluto scriverlo “sponte sua”.
    Qui il link di un’altra recensione, che è forse più chiara della mia spiegazione prolissa
    http://icinemaniaci.blogspot.it/2014/04/allo-spettatore.html

  3. Emily scrive:

    Ha! Era un tranello! Dio come ci si diverte qui.
    Allora, andiamo per ordine. Come già ho detto, non trovo assolutamente, ma neanche con la lente di ingrandimento, una connessione tra la compassione di Baudelaire e la tua sfacciataggine. Si, sfacciataggine; perché poi, col tuo grande piacere provocato dal mio “errato” commento, dimostri proprio che reputi tutti i sani spettatori una massa di beoti, mentre tu sei evidentemente l’unico in diritto di scagliare la prima pietra. Per cui il tuo scrivere da tutte le parti che non sei altezzoso in questo progetto si rivela una triste giustificazione e riparo da altri criticoni, funzione che ha anche la citazione, del resto.
    E poi, ti avranno insegnato, spero, che un film in quanto opera d’arte dovrebbe essere veicolo di informazioni e concetti dall’artista al suo pubblico. Ora, come pretendi che questo beneamato veicolo arrivi a destinazione, se di proposito tu rendi il corto incomprensibile? Capisci che muri di tuo qualsiasi via di comunicazione. Insomma, tu se esci dal film e non hai capito assolutamente niente, poi passi una settimana a scervellarti su “cosa voleva dire il regista non facendomi capire niente di proposito”?
    Riguardo agli attori, non parlavo di bravura in sé ma di quale dei due piace di più alle quindicenni che vogliono bagnare le poltrone. Era un piccolo appunto, un’opinione personale.
    La recensione del link che hai postato non dice nulla del problema che stiamo affrontando, parla solo dei registi che hai citato.
    Un’ultima cosa: se scrivi su suolo pubblico, saresti pregato di evitare errori come separare soggetto e verbo piazzandoci una virgola in mezzo. Va bene la grammatica del cinema, ma prima di tutto quella italiana.
    Grazie di tutto.

  4. Antonio Romagnoli scrive:

    Oltre a scusarmi per la svista grammaticale – anzi grazie di averlo segnalato – ti dico che qui c’è un fraintendimento. Io non reputo assolutamente un cortometraggio un’opera d’arte, ma un modo per esercitarsi nel mestiere. In questo caso l’ho voluto fare divertendomi, facendo un’operazione sicuramente per addetti ai lavori – ma mi tocca dire che in molti hanno colto lo spirito ironico e per nulla serioso della cosa -. Devo doverosamente scusarmi per aver infastidito la tua sensibilità di destinatario ultimo della visione, oltre che per essere risultato sfacciato, non era mia intenzione. Non vedo il bisogno di usare toni così scontrosi, anzi è per me sempre piacevole avere un dialogo costruttivo (i pareri negativi, con i toni giusti, fanno solo bene). Se ti va sono disposto a discuterne privatamente via mail, continuare in pubblica piazza, arrivati a questo punto, mi sembra insensato.

    Saluti

  5. Mattia Fr. Tellone scrive:

    Per quale motivo non reputi i corti opere d’arte? Parli in generale o parli dei tuoi corti?

    • Antonio Romagnoli scrive:

      Per me sono un’ esercitazione, come credo lo siano i corti anche dei grandi autori – vedi Sorrentino o Scorsese; un modo per sperimentare cose da portare poi in forma matura nel lungometraggio, che è un linguaggio filmico completo (o almeno così è per me, poi chi vuole fare arte attraverso i cortometraggi – se ci riesce -Chapeau).

  6. Bad Wolf scrive:

    Cara Emilia, qualcuno qui dovrebbe imparare a farsi i cazzi suoi (ogni riferimento a persone o cose è puramente motivato). Se non ti piace il lavoro altrui davvero non capisco perché perdere tanto tempo a rastrellare i coglioni alla gente che lavora!

    • Mattia Fr. Tellone scrive:

      Cit. Se non ti piace il lavoro altrui davvero non capisco perché perdere tanto tempo a rastrellare i coglioni alla gente che lavora!

      Perché è uno degli scopi del sito. Non potete aspettarvi che tutti usino toni caritatevoli e gentili, che magari nascondono un velo di ipocrisia.

      • Mattia Fr. Tellone scrive:

        Uno dei vantaggi di un blog, sta nel fatto che non ci si può parlare addosso. Se si fa un dibattito a voce e tutti urlano e sbraitano non si capisce più nulla. Ma qui si Postano commenti rileggibili e a distanza di tempo.
        Quindi se il problema è il tono di Emily, caro Bad Wolf, ti invito o a rispondermi dimostrandomi che ho detto una stronzata o a fartelo andare giù; Se invece il problema è il contenuto dei messaggi allora ti invito a leggere l’editoriale sulla cultura.

        PS: caro antonio, io e te siamo gli unici che non usano nomi d’arte. (io ho pure messo il secondo nome Fr.=Francesco) Ne cerchiamo uno anche noi?

        • Antonio Romagnoli scrive:

          Mattia credo che questa “moda” dei nomi “d’arte” derivi dall’inconscia paura di questo COMPLOTTO (fatto da chi e contro chi non è dato sapere). Detto ciò io che non lo escludo, ma nemmeno lo temo, me ne frego (a meno che Mattia fr Tellone non sia un nome inventato, e lì la teoria del complotto diverrebbe una pratica troppo sadica per questo mondo).

          Annuncio, visto che ci siamo, che fra poco uscirà il mio prossimo corto, state sintonizzati, così parte un’altra bella guerra dialettica.

          Saluti a tutti

  7. Emily scrive:

    Bad Wolf. Prima di tutto ti chiedo per favore di non storpiare il mio nome. Seconda cosa, non voglio rastrellare proprio niente, sono semplicemente dell’avviso che un dialogo e una critica, che sia ovviamente costruttiva, sia tra le cose migliori per una crescita personale, sia intellettuale che artistica. Personalmente, non sopporto chi dice “bello” o “brutto” come unico commento a un film, o un quadro o una poesia che sia. Credo che analizzare il lavoro di una persona ed esprimere pareri sia alla base della cultura.
    Antonio, mi scuso per i toni scontrosi (effettivamente ho esagerato) e per aver lasciato così tanto tempo prima di una risposta. Accolgo la tua proposta di un dialogo privato, se sei ancora interessato. La mia mail è bangia@alice.it
    Un saluto a tutti.

  8. Jacsas scrive:

    Buongiorno a tutti.
    Prima di iniziare il mio commento, tengo a precisare che non sono un esperto di cinema, pertanto cercherò di essere il più imparziale e oggettivo possibile. Chiedo preventivamente scusa per eventuali inesattezze tecniche (o errori di battitura).
    Se ho ben capito, anche se mitigato da una vena ironica, a te il pubblico non deve piacere tanto, o sbaglio? Diciamo che lo consideri solo una massa di zotici sempre pronta a sparare altezzose sentenze sull’operato del regista. Per come la penso io, probabilmente non hai completamente torto. Ma ci tengo a farti presente che, qualora l’abbia dimenticato, il pubblico è effettivamente il destinatario del tuo lavoro, a meno che tu non faccia cinema per tenerlo solo per te (cosa che risulterebbe alquanto insolita). Dunque che cosa ci si può aspettare dal pubblico, che peraltro non è solo una massa di pecoroni, ma è composto anche da persone che hanno qualche accenno di cultura (o anche più di qualche accenno)? Ebbene, se mi permetti di rispondere, ciò che il pubblico può dare, ora più che mai (e forse anche un pò indiscriminatamente, grazie all’ausilio di mezzi come social network e blog) è proprio il suo parere, che per quanto banale, insulso e modesto possa essere, è comunque da tenere in considerazione in quanto espresso dal fruitore del prodotto. In questo caso di un prodotto artistico.
    Infatti, che tu lo voglia o no, il cortometraggio è arte. E non sono certo io a dirlo, ma molti autorevoli nomi del cinema, nonché la secolare storia della cosiddetta “settima arte”. Sicuramente può essere adibito a mero esercizio tecnico, anche solo per divertirsi; diciamo pure che sia un piacevole “divertissement”, come hai tu stesso affermato. Ma dubito che il tuo parere, per quanto autorevole, possa cancellare con un colpo di spugna anni e anni di corti considerati capolavori artistici. Rispetto la soggettività della tua opinione, ma di fronte ad un’oggettività come questa è difficile darti ragione. Potremmo allora dire che sei tu che li usi come semplici sperimentazioni, tuttavia penso che così facendo tu stia snaturando il loro vero essere.
    Per quanto riguarda il filmato in sè, devo ammettere di non aver inizialmente capito molto, e anche dopo aver dato visione al commento sottostante sono rimasto piuttosto perplesso (soprattutto sulla reale utilità di tale cortometraggio). Tengo a fare anche un piccolo appunto su audio, testo e recitazione, ma immagino non sia per niente facile realizzare una produzione con un budget ridotto.
    Per maggior oggettività, mi sembra giusto dire che ho fatto vedere il tuo lavoro ad un’altra persona, che invece lo ha trovato piacevole e ironico, anche se forse leggermente banale. Comunque sia, ha espresso un parere positivo.
    Concludo ringraziandoti per la tua disponibilità al dialogo, cosa assai apprezzabile e purtroppo pratica non adottata da tutti (ogni riferimento a persone o cose è esattamente quello che sembra: Bad Wolf!). Quindi ti consiglio di ascoltare a tua discrezione tutti i più svariati consigli/critiche/complimenti che ti vengono e ti verranno fatti, perché è anche parte del tuo lavoro, che senza l’opinione dello spettatore si può considerare incompleto. Hai buone capacità, a mio modesto parere, e la strada non è sempre in salita, pertanto ti auguro sinceramente buon proseguimento e buon lavoro!

  9. Antonio Romagnoli scrive:

    Se questo corto aveva uno scopo, era proprio creare dibattito a proposito del rapporto autore/spettatore. Al di là del mio giudizio sulla questione – ho il difetto di essere sempre troppo estremista – mi sembra che si sia creato un dialogo che apostrofato come costruttivo sarebbe una menomazione, lo definirei anzi analitico. Grazie per il tuo commento Jacsas

    Saluti

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